Risoluzioni e odg

2209 – Pruccoli (PD) propone una risoluzione per destinare il cibo commestibile scartato dai supermercati.

Una risoluzione proposta allo scopo di perseguire un obiettivo importantissimo: recuperare e destinare alle associazioni caritatevoli il cibo scartato, ma commestibile, dai supermercati.

 

Il tutto partendo da una premessa, subito evidenziata nel documento: “Nonostante in Emilia-Romagna si intravedano confortanti segnali di ripresa, all’interno del contesto di una crisi globale che sta falcidiando anche le più solide economie mondiali, non mancano certamente difficoltà quotidiane per i cittadini. In particolare, sono aumentati coloro che, in situazioni economiche sempre più precarie, ogni giorno si rivolgono ai centri di assistenza volontaria delle Province (Caritas, parrocchie, associazioni, ecc…) per richiedere medicinali per curarsi, denaro per il pagamento delle utenze e cibo per i pasti quotidiani. L’incremento del bisogno fa sì che neanche le collette alimentari di solidarietà, programmate per riempire i magazzini di queste strutture, risultino sufficienti rispetto alla domanda”.

 

Alla luce di tutto questo la risoluzione impegna la Giunta “ad avviare gli opportuni studi di fattibilità per intavolare adeguati progetti di ridestinazione e ricollocazione di queste merci commestibili ma scartate, coinvolgendo adeguatamente, già in fase di programmazione le realtà imprenditoriali coinvolte ed eventualmente prevedendo incentivi o sgravi fiscali per le stesse. A predisporre, col coinvolgimento del “Tavolo Regionale Permanente per l’Economia Solidale” di cui alla legge regionale n°19 del 2014, un piano di azioni da intraprendere per limitare al massimo lo spreco alimentare e avviare un percorso di transizione verso nuovi modelli economici socialmente e naturalmente sostenibili”.

 

Di seguito il testo completo del documento.

 

 

L’Assemblea Legislativa dell’Emilia-Romagna

 

Premesso che

 

Nonostante in Emilia-Romagna si intravedano confortanti segnali di ripresa, all’interno del contesto di una crisi globale che sta falcidiando anche le più solide economie mondiali, non mancano certamente difficoltà quotidiane per i cittadini.

 

In particolare, sono aumentati coloro che, in situazioni economiche sempre più precarie, ogni giorno si rivolgono ai centri di assistenza volontaria delle Province (Caritas, parrocchie, associazioni, ecc…) per richiedere medicinali per curarsi, denaro per il pagamento delle utenze e cibo per i pasti quotidiani.

 

L’incremento del bisogno fa sì che neanche le collette alimentari di solidarietà, programmate per riempire i magazzini di queste strutture, risultino sufficienti rispetto alla domanda.

 

Rilevato che

 

Nello stesso tempo, e in spregio ad una situazione di povertà ed indigenza sempre più diffusa, lo spreco alimentare nel mondo ha toccato la cifra di 1.000 miliardi di dollari, cifra che sale a 2.600 miliardi se si considerano i costi “nascosti” legati all’acqua e all’impatto ambientale.

 

Secondo i dati pubblicati in occasione della Terza giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare (5 febbraio), ogni anno l’Unione europea perde 90 milioni di tonnellate di cibo e l’Italia e l’Italia contribuisce con un importo pari a 8,4 miliardi di euro l’anno di cibo buttato.

 

Considerato che

 

In data 14 ottobre 2015 alcuni membri del Parlamento Europeo hanno trasmesso una dichiarazione scritta, presentata a norma dell’articolo 136 del Regolamento, inerente alla donazione alle organizzazioni caritative dei prodotti alimentari invenduti ancora idonei al consumo.

 

I dati riportati in tale documento sono allarmanti:

 

– un cittadino europeo su quattro, l’equivalente a 125 milioni di persone, è a rischio di povertà e 16 milioni europei non hanno cibo sufficiente;

 

– le abitudini di consumo degli europei, soprattutto per quanto riguarda la grande distribuzione, portano a sprecate ogni anno 100 milioni di tonnellate di generi alimentari fra prodotti prossimi alla data di vendita raccomandata, rimanenze di promozioni temporanee e frutta e verdura il cui aspetto è ritenuto non ottimale.

 

Valutato che

 

I market di ogni marchio quotidianamente producono e gettano significativi scarti di alimenti ancora commestibili, spesso solo perché non più esteticamente attraenti. Frutta e verdura in confezione vengono eliminate un giorno prima della scadenza per garantire al cliente l’assoluta freschezza del prodotto, mentre il prodotto sfuso subisce la stesse sorte appena sorge la minima imperfezione. I latticini, almeno tre giorni prima della scadenza, subiscono un taglio del prezzo allo scopo di eliminarne totalmente le giacenze prima di essere gettati

 

Sottolineato che

 

In base a una relazione pubblicata nel giugno 2014 dal Comitato economico e sociale europeo, vari Stati membri dell’UE hanno già varato misure per incoraggiare la donazione alle organizzazioni caritative dei generi alimentari invenduti.

 

Impegna la Giunta

 

– Ad avviare gli opportuni studi di fattibilità per intavolare adeguati progetti di ridestinazione e ricollocazione di queste merci commestibili ma scartate, coinvolgendo adeguatamente, già in fase di programmazione le realtà imprenditoriali coinvolte ed eventualmente prevedendo incentivi o sgravi fiscali per le stesse.

 

– A predisporre, col coinvolgimento del “Tavolo Regionale Permanente per l’Economia Solidale” di cui alla legge regionale n°19 del 2014, un piano di azioni da intraprendere per limitare al massimo lo spreco alimentare e avviare un percorso di transizione verso nuovi modelli economici socialmente e naturalmente sostenibili.

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