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Un mio intervento in vista del Congresso provinciale riminese del Pd

Ferragosto è dietro l’angolo e dall’ultima direzione del partito tutto tace.

Allora una stimolazione prima delle ferie penso ci stia, così da poterne parlare sotto gli ombrelloni e alle feste e riprendere il tutto più seriamente dopo il 15 agosto, quando saremo già in pieno congresso provinciale.
Ora che gli ultimi anni stanno per andare in archivio con una serie di sconfitte su cui riflettere, sappiamo che dobbiamo in primis ritrovare unità per tornare a vincere. Unità che non deve essere un obiettivo fine a se stesso, ma incardinato su proposte forti di governo delle città e del territorio riminese, nell’ interesse dei cittadini.
C’è una frattura che si fa via via sempre più scomposta tra cittadini e politica e tra cittadini e istituzioni, palesata da percentuali elevatissime di astensionismo al voto. E questo nella fase storica in cui, come mai prima d’ora, c’è un “offerta” populista vastissima che va dalle scorciatoie razziste della Lega all’utopia della democrazia diretta, presunta ed ambigua, dei Cinque Stelle. Segno evidente che la richiesta di politica seria e di interpreti della stessa, altrettanto seri e credibili, è forte e quasi disperata.

Noi del PD dobbiamo tornare a dimostrare, in primis, che l’oggetto delle nostre preoccupazioni e il focus del nostro agire sono le città e i cittadini. Il partito e i nostri destini personali vengono spesso percepiti come unico nostro fine. Per questo dobbiamo tornare a parlare prima di tutto di buon governo della cosa pubblica attraverso personalità di comprovate capacità e moralmente specchiate. Anche dove è già così (e nel riminese non nutro alcun dubbio), dobbiamo renderlo più evidente, sintonizzare la percezione con la sostanza.

Ma questo frangente storico non è quello del “compitino”: siamo in un cambio d’epoca forte e impetuoso, bisogna interpretare il cambiamento con proposte radicali ed innovative, al passo con i tempi. Bisogna essere visionari e concreti, saper interpretare il presente e progettare il futuro, guai cedere alla tentazione di tornare a percorrere i sentieri del passato che tanti risultati hanno garantito nei bei tempi andati.
Quel mondo lì, con i suoi equilibri e le sue concatenazioni sociali, ha salutato la compagnia.

Un’ottima base di partenza per un congresso provinciale utile e proficuo è il documento che i sindaci dei capoluoghi romagnoli hanno redatto dopo i dolorosi, recenti ballottaggi.
Si parta da lì.

Da quell’invito ad “essere radicali nel governo di una realtà territoriale o di un intero Paese, che vuol dire costruirsi un’identità, una riconoscibilità, una nettezza su proposte che alla base devono avere il coraggio delle scelte. Coraggio delle scelte, ad esempio, su un nuovo stato sociale, riconoscendo che tra i bisogni delle persone e lo Stato, non ce la fa più a esserci solo lo Stato, ma ci può essere un welfare di comunità, uno stato sociale di comunità; coraggio delle scelte sulla riconversione di un modello di sviluppo non centrato sul consumo di territorio, ma sui grandi motori della cultura, dei servizi e delle tecnologie su cui si formano e trovano occupazione i nuovi lavoratori; coraggio delle scelte sull’accoglienza delle persone, che implica solidarietà, ma anche fermo rigore verso chi non si vuole integrare e non sta alle regole”.

E si parta da quello che definirei il “modello Rimini” nelle nuove alleanze di governo delle città. Rimini, dove un’idea intelleggibile di città è stata portata alla massima condivisione coinvolgendo il civismo e non ricercando la sommatoria delle forze politiche più o meno capaci di apportare lo “zerovirgolaqualcosa” nel quadro previsionale della conta percentuale.
Idee forti portate alla massima condivisione possibile e interpreti credibili, questo è quello che a parer mio deve fare il partito nei prossimi anni, mettendo a disposizione le donne, gli uomini e le idee migliori per guidare un “rinascimento riminese” (dove per riminese si intende l’intero territorio provinciale; pleonastico dirlo, ma non si sa mai).
Un partito che sappia includere e che proprio per questo deve smettere di far parlare di sé più per le divisioni e i personalismi interni che per le idee, ma che viceversa sappia riaccendere entusiasmi, che sia la casa dei riformisti e di chi crede di poter fare qualcosa di utile alla propria collettività, un partito attraente per i giovani perché si occupa ossessivamente di loro, soprattutto in chiave lavorativa.
Un partito che sappia essere chiaro nella proposta di provincia unica della Romagna, ambito ove dar forza al potenziamento dell’ asse Adriatico di viabilità su ferro e su gomma.
Un partito che riconosce “chi sta dentro la casa e chi sta vicino alla casa pur senza voler entrare” perché è sui progetti condivisi che si farà politica in futuro e non sui dogmi condivisi.
Credo e spero che siano questi i temi politicamente pregnanti su cui confrontarci nelle prossime settimane, su cui provare a costruire una proposta unitaria di vision e di guida del partito.
Saper andare oltre gli steccati del recinto congressuale nazionale si può e si deve, siamo tutti democratici, confezioniamo la proposta per Rimini e poi troveremo gli interpreti più idonei ad incarnare quella proposta. Un esercizio che deve vedere tutti coinvolti nella consapevolezza che gli avversari politici non sono dentro al partito, ma sono rappresentati da chi lo attacca ogni giorno soltanto perché il Pd prova a farsi carico di essere forza responsabile e di governo in un momento non semplice.
In questo territorio negli anni abbiamo perso smalto e brillantezza e perso anche tanti Comuni, ma non ci mancano idee, personalità, coraggio e spinta innovativa per imparare dagli errori e tornare tra le persone con umiltà e tante proposte da misurare.

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