Abbassare ulteriormente il limite minimo di allievi necessario a formare una classe; prevedere incentivi per favorire la continuità dell’insegnamento; superare il cosiddetto digital divide, maggiormente persistente nelle aree montane.

E’ il senso di una Risoluzione che è stata presentata in Aula del Consiglio regionale e che anche io ho firmato. Questa Risoluzione impegna la Giunta regionale a chiedere al Governo di provvedere a deroghe riguardo al numero minimo di allievi per ogni classe di scuole di montagna (oggi è di dieci scolari); di incentivare, di concerto con le istituzioni competenti, la permanenza degli insegnanti nelle scuole montane e di superare il divario esistente nell’accesso a internet e all’informazione in rete che è tutto a discapito dei piccoli centri di queste aree.

La Risoluzione ricorda che la Regione Emilia-Romagna è impegnata, sia attraverso la Legge regionale sulla Montagna n. 2 del 20 gennaio 2004 che con le politiche territoriali per lo sviluppo delle zone montane, a contrastare fenomeni di spopolamento nelle aree marginali e montuose e a garantire ai cittadini adeguati livelli di disponibilità di servizi pubblici essenziali che sono fondamentali per garantire la permanenza di comunità locali e per contrastare lo spopolamento delle montagne.

Ma ricorda anche che le scuole di montagna sono caratterizzate dalla presenza di personale docente instabile, con conseguente discontinuità nell’insegnamento e il rischio connesso di abbassamento della qualità educativa. Inoltre, nonostante la possibilità di istituire classi con un numero inferiore di alunni, in alcuni casi il basso numero di residenti e famiglie, e di bambini in età scolare, mette a rischio la permanenza di scuole che rappresentano il principale servizio educativo per una comunità, producendo nuovi fenomeni di spopolamento dei territori montani.

Per questo si ritiene necessario un rilancio dell’impegno delle istituzioni per garantire presidi scolastici di qualità in zone a rischio di abbandono e spopolamento.