Comunicati stampa

Pruccoli (PD): “E’ opportuno limitare lo spreco nei supermercati, destinando la merce scartata ma commestibile alle realtà caritatevoli”.

Un’autentica rivoluzione.

 

Non può essere definita in altra maniera la risoluzione (cliccare per visionare il testo completo) proposta dal primo firmatario Giorgio Pruccoli (PD), che come obiettivo si pone il recupero del cibo scartato dai supermercati ma ancora commestibile.
Il tutto mettendo queste merci a disposizione delle realtà caritative e solidali delle singole Province.

 

Una simile idea è partita proprio da Rimini. “Negli ultimi mesi ho avuto l’occasione di confrontarmi con diversi imprenditori e dipendenti che operano nel settore della grande distribuzione alimentare. – spiega il già Sindaco di Verucchio – I quantitativi di cibo scartati, soprattutto nei reparti ortofrutta, sono notevoli. Si tratta di prodotti spesso commestibili tant’è che molte persone, sapendolo, li raccolgono dai bidoni dell’organico. E non lo fanno solo per racimolare mangimi per gli animali. Infatti nonostante in Emilia-Romagna si intravedano confortanti segnali di ripresa non mancano certamente difficoltà. In particolare sono aumentati coloro che, in situazioni economiche sempre più precarie, ogni giorno si rivolgono ai centri di assistenza volontaria delle Province (Caritas, parrocchie, associazioni, ecc…) per richiedere medicinali per curarsi, denaro per il pagamento delle utenze e cibo per i pasti quotidiani. L’incremento del bisogno fa sì che neanche le collette alimentari di solidarietà, programmate per riempire i magazzini di queste strutture, risultino sufficienti rispetto alla domanda”.

 

Poi il Consigliere riminese riflette sul alcuni dati relativi allo scarto alimentare, a livello più esteso: “In spregio ad una situazione di povertà ed indigenza sempre più diffusa, lo spreco alimentare nel mondo ha toccato la cifra di 1.000 miliardi di dollari, che salgono a 2.600 miliardi se si considerano i costi “nascosti” legati all’acqua e all’impatto ambientale. Secondo i dati pubblicati in occasione della “Terza giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare” (5 febbraio), ogni anno l’Unione europea perde 90 milioni di tonnellate di cibo e l’Italia contribuisce con un importo pari a 8,4 miliardi di euro l’anno di cibo buttato. Inoltre lo scorso 14 ottobre alcuni membri del Parlamento Europeo hanno trasmesso una dichiarazione scritta, inerente alla donazione alle organizzazioni caritative dei prodotti alimentari invenduti ancora idonei al consumo. I dati riportati in tale documento sono allarmanti: un cittadino europeo su quattro, l’equivalente a 125 milioni di persone, è a rischio di povertà e 16 milioni europei non hanno cibo sufficiente; le abitudini di consumo degli europei, soprattutto per quanto riguarda la grande distribuzione, portano a sprecare ogni anno 100 milioni di tonnellate di generi alimentari fra prodotti prossimi alla data di vendita raccomandata, rimanenze di promozioni temporanee e frutta e verdura il cui aspetto è ritenuto non ottimale. E’ evidente che così non si possa proprio andare avanti. E’ per questo che la risoluzione che ho scritto spero possa evolversi in un apposito Progetto di Legge”.

 

Sono chiari quindi gli obiettivi di Pruccoli, e degli altri firmatari del documento. “Bisogna avviare opportuni studi di fattibilità per intavolare adeguati progetti di ridestinazione e ricollocazione di queste merci commestibili ma scartate, coinvolgendo adeguatamente già in fase di programmazione le realtà imprenditoriali coinvolte ed eventualmente prevedendo incentivi o sgravi fiscali per le stesse. Poi è utile predisporre, col coinvolgimento del “Tavolo Regionale Permanente per l’Economia Solidale” un piano di azioni da intraprendere per limitare al massimo lo spreco alimentare e avviare un percorso di transizione verso nuovi modelli economici socialmente e naturalmente sostenibili”.

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