Interventi in Assemblea,  Leggi Regionali,  Politica,  Regione

Nuova disciplina dei Vitalizi Regionali a seguito dell’intesa in conferenza Stato-Regioni

 

Grazie, presidente, per la parola.

Proprio in apertura di questo intervento, lasciatemi ringraziare anche il gruppo tecnico dell’Assemblea legislativa, che ha lavorato su questo progetto di legge,facendo anche tutta la parte legata al coordinamento delle Assemblee legislative a livello nazionale.

Il gruppo di lavoro è capeggiato dal direttore generale, dottor Leonardo Draghetti, dell’Assemblea. Non cito altri per non dimenticare nessuno, perché è stato un gruppo corposo, numeroso, che ha lavorato davvero in maniera seria, tanto da essere da esempio anche per altre regioni.

Faccio alcune premesse, anche se possono essere ridondanti. Oggi siamo a fare un po’ le corse rispetto ai tempi di approvazione di questo progetto di legge, ma siamo nella necessità di ottemperare a quanto previsto dalla legge 145/2018 dello Stato, la legge finanziaria del 2018, che appunto interviene sull’esercizio 2019.Per questa tempestività, per la possibilità di essere in aula, qui, rispetto alle scadenze previste dalla legge dello Stato, mi corre l’obbligo, ma lo faccio anchesentitamente, di ringraziare sia il presidente della I Commissione, Pompignoli, che il relatore di minoranza, Bertani, per la collaborazione ricevuta in queste settimane e in questi giorni per i numerosi passaggi in Commissione, anche piuttosto stretti.

Si tratta di mettere mano al tema dei vitalizi, che all’interno, appunto, della legge 145 del 2018 è stato rivisto e riformato da parte dello Stato. È stato riformatosia nel ramo della Camera, che nel ramo del Senato. La situazione che abbiamo noi è quella prevista all’interno della legge, per cui noi, a nostra volta dobbiamo legiferare cercando di armonizzare e di avvicinare ciò che è già stato fatto dal Parlamento e quello che, invece, stanno già facendo o hanno già fatto altre Regioni.

Una premessa semplicemente tecnica e non politica che ho già fatto in Commissione: credo gioverà a tutti ricordare che noi, oggi, interveniamo sul tema deivitalizi, ma mi piace ricordare che questa Regione, dal 1 gennaio 2013, in funzione della legge n. 13 di quell’anno, ha già abrogato l’istituto del vitalizio, quindi daquesta legislatura i consiglieri regionali e, quindi, i presidenti, gli assessori e i sottosegretari non hanno più diritto né percepiscono alcun vitalizio. Anzi, in veritàsiamo una delle poche Regioni italiane che, al momento, è totalmente scoperta dal punto di vista previdenziale per i consiglieri in carica e per i consiglieri futuri.

I criteri a cui si è ispirato il Parlamento nazionale, quelli a cui dovevamo ispirarci noi per redigere questa legge, sono quelli già sanciti dalla Corte costituzionale,che vado però a ricordare, e sono quelli della ragionevolezza, della parità di trattamento, della proporzionalità e dell’affidamento del cittadino nella sicurezzagiuridica, che potremmo sintetizzare nei diritti acquisiti.

Il progetto di legge che ci riguarda (lo dirò poi) va approvato, come ho già ricordato, entro il 30 maggio, anche perché altrimenti rischiamo che ci venga irrogatauna sanzione da parte dello Stato italiano, che è una decurtazione dei trasferimenti nei nostri confronti. I finanziamenti, che sarebbero tagliati del 20 per cento,sono quelli diversi dal servizio sanitario nazionale, dalle politiche sociali per le non autosufficienze, dal trasporto pubblico. In ogni caso, evidentemente sarebbe stato un danno, se non fossimo pervenuti in aula prima della scadenza.

Il progetto di legge tiene conto e valorizza anche il documento della Conferenza dei presidenti delle Assemblee legislative delle Regioni, che hanno lavorato in maniera assidua e in parallelo ai presidenti di Regione proprio per dare un contributo fattivo alla redazione dell’intesa prima e dei testi di legge poi. LaConferenza si è riunita più volte attorno a questo tema e ha messo in piedi un gruppo tecnico che ha reso coerente il lavoro con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano del 3 aprile. Giova ricordare che il 3 aprile è un termine eccedente rispetto alla scadenza che la legge n. 145 assegnava alle Regioni per trovare l’intesa con lo Stato. Ma proprio perché quel termine è arrivato oltre, con il decreto-legge n. 34 del 30 aprile lo Stato ha differito il termine dal precedente 30 aprile previsto al 31 maggio. Quindi, siamo ampiamente nei tempi.

Come dicevo, è stato un lavoro fitto, un lavoro molto denso portato avanti sia dall’Assemblea legislativa che dalla Conferenza Stato-Regioni, perché si voleva arrivare ad una proposta che fosse il più possibile condivisa da tutte le Regioni, ad un testo praticamente omogeneo, e anche perché non si andasse in ordinesparso, anche per la ragione che il quadro di partenza era non omogeneo. È stato fatto un censimento della situazione delle varie Regioni dal punto di vista del vitalizio. C’era anche chi era già passato al sistema contributivo. Altre Regioni no. Alcune avevano mantenuto lo strumento del vitalizio e altre lo avevanocancellato, come la nostra.

La vera novità contenuta all’interno della legge n. 145 è che, sostanzialmente, l’istituto del vitalizio viene abrogato e viene trasformato in uno strumento giuridicodifferente, molto più simile a quello di un rapporto di tipo previdenziale. È stata prevista l’adozione di un modello di calcolo contributivo, anche abbastanza complicato, mutuato e che si avvicina in maniera sensibile a quello già adottato da Camera e Senato. Nonostante, in verità, la legge n. 145 ponesse in capo alle Regioni l’obbligo di adottare un metodo contributivo solo in caso di mancato raggiungimento dell’intesa e nonostante l’intesa sia stata trovata, noi andiamo in ogni caso a declinarla come contenuto all’interno di questa legge.

La legge è composta, fondamentalmente, da non troppi articoli, ma molto densi dal punto di vista tecnico. L’articolo 1 prevede quali siano le finalità e l’ambito di applicazione, interviene sull’istituto dell’assegno vitalizio per i consiglieri regionali e per tutte le figure che ho già ricordato prima (evidentemente, lo ricordo ancora, fino alla IX legislatura, perché da questa X noi non lo abbiamo più), sull’istituto dell’assegno di reversibilità per la rideterminazione di quest’ultimo a regime.

Sempre all’articolo 1 viene disciplinato cosa è l’oggetto del presente intervento legislativo, quindi si tratta della rideterminazione…

Si tratta della rideterminazione degli assegni vitalizi diretti, indiretti e di reversibilità in corso di erogazione, non ancora erogati ovvero sospesi o ripristinati per effetto dell’abrogazione del divieto di cumulo. Il divieto di cumulo è un concetto che noi abbiamo introdotto con la legge regionale n. 7/2017, noi e la Regione Toscana, uniche Regioni in Italia ad averlo introdotto. Questa Regione non solo ha abrogato l’istituto del vitalizio, ma siamo anche intervenuti, nel corso di questa X legislatura, con una manovra di contenimento della spesa pubblica, ossia la legge n. 7, che però abbiamo approvato noi, sulla quale credo di non dover stare qui a ricordare i suoi cardini e i suoi fondamenti.

Introduciamo, invece, con questa nuova legge un concetto che finora non avevamo espresso, che è quello del montante contributivo. Si articola tutto intorno a questo concetto, attorno a questo montante, e questo viene calcolato con la modalità che ora cerco di andare ad elencare che ci riporta comunque al sistema già adottato da Camera e da Senato.

Si tratta di ricostruire tutte le posizioni individuali ex consigliere per ex consigliere. All’interno di questo montante entrano in gioco diversi fattori, tra cui: il periodo di contribuzione, la contribuzione di reversibilità eventuale, i contributi ordinari effettivamente versati sommati ai contributi volontari versati per il completamento della legislatura – qui i meccanismi sono diversi perché nelle singole legislature gli ex consiglieri non hanno avuto sempre la medesima legge in applicazione; c’era lo strumento del vitalizio, ma le leggi sono cambiate, sono cambiati i parametri di riferimento, sono cambiati alcuni aspetti, lo strumento del vitalizio è rimasto omogeneo e conforme – la prima data di erogazione del vitalizio, la data di nascita e la titolarità del vitalizio, se diretto o indiretto.

Come già accade per Camera Senato, alla base dell’imponibile contributivo, calcolato come ho appena detto sopra attraverso la miscela di questi elementi, viene aggiunta una maggiorazione del 18 per cento. La quota a carico dell’ente risulta pari a 2,75 volte il contributo a carico del costruttore e quindi viene calcolata con questo delta. Viene poi applicato un coefficiente di trasformazione. Il tutto poi è all’interno di una tabella che è allegata al progetto di legge, quindi è parte integrante del progetto di legge. Questo coefficiente di trasformazione, che è già previsto dall’allegato dell’Ufficio di Presidenza della Camera dei deputati fa riferimento all’età anagrafica e all’anno di percezione.

Chiaramente da tutto questo che ho appena detto deriva che anche noi dovevamo andare, e lo abbiamo fatto, a riformare alcuni capisaldi, a rimuovere addirittura capisaldi che avevamo introdotto con la nostra legge regionale n. 7 del 2017.

Per esempio, noi avevamo stabilito uno scalone di entrata per l’età di ingresso nel percepimento dello strumento del vitalizio.

L’avevamo posizionato rispetto alla entrata in percepimento della pensione di anzianità dei dipendenti del pubblico impiego. Nel testo base era stata posizionata a 65 anni. Con un emendamento approvato in Commissione la settimana scorsa abbiamo riportato la medesima dicitura. È stato comunque eliminatolo scalone, ma abbiamo riportato la medesima dicitura contenuta all’interno della legge n. 7 che parametrava quell’età a quella del dipendente della pubblicaamministrazione.

Avevamo introdotto il divieto di cumulo, che, lo anticipo già, in ragione della mutazione giuridica dello strumento di cui andiamo a normare, di cui stiamo andando a normare, non ha più ragione di esistere. Non può più essere opposto, a parere dei tecnici, a parere dei nostri uffici, nei confronti del consigliere regionale, così come anche del parlamentare, perché non è più un vitalizio, ma è un trattamento che somiglia tantissimo a quello di tipo previdenziale.

Sono interventi, questi, che hanno efficacia retroattiva, quindi, sono di estrema delicatezza. Dirò poi alla fine una preoccupazione che ho, come questoredell’Ufficio di Presidenza, che segue il bilancio per conto della presidente. È chiaro che noi dobbiamo cercare di contenere i ricorsi che potrebbero arrivare intermini di irragionevolezza giuridica. Poi, però, dobbiamo fare i conti anche con quelli che sono i punti fermi della legge 45, che parlano di riduzione della spesa, di ineluttabilità di riduzione della spesa. Almeno a livello di scuola, quindi, così come anche per Camera Senato, purtroppo potrebbe capitare che arrivi una pioggia di ricorsi. Chiaramente, la legge è stata fatta cercando di tutelare al massimo questa regione di fronte a questa eventualità.

Come previsto anche per Camera e Senato, all’interno della legge viene stabilito che la riduzione che viene praticata – in ogni caso parliamo di cifre, perché non possiamo parlare di vitalizi, voglio parlare di cifre  non può essere tale da portare il quantum finale ad una cifra inferiore a 1.026 euro, che è pari a due volte il trattamento minimo INPS, salvo che l’assegno vitalizio spettante non sia già inferiore a tale soglia. In questo modo viene recepito integralmente il metodo di calcolo che viene definito nella nota metodologica contenuta all’interno dell’intesa tra Stato e regioni, già firmato.

Come riferimento si deve assumere quello degli assegni vitalizi in essere nel loro importo lordo. Qui, evidentemente, nel nostro caso, non si tiene conto delle riduzioni disposte dalla normativa regionale attualmente vigente, che appunto è la già più volte citata legge n. 7 del 2017, che viene travolta da questa nuova disciplina.

Tutto questo, effettivamente, ci conferma nel fatto che le condizioni per assicurare la conformità dell’intesa, sia sotto il profilo del rispetto del tetto complessivo di spesa, sia disponendo che l’ammontare di ciascun mese, di ciascun assegno spettante, dei nuovi assegni spettanti, non possa comunque superare l’importoprevisto, quindi questi due parametri, questi due punti fermi della legge n. 45 riportati all’interno dell’intesa, noi li andiamo completamente ad assolvere. Tutto quello che ho detto fin qua sta all’interno del Capo 1 della legge.

Nel Capo 2 si procede  quindi, tutta la definizione del nuovo ordinamento e tutte le varie modifiche sono interne al Capo 1 – invece in maniera conseguente al riordino della disciplina dei vitalizi della nostra regione, in coerenza con l’abrogazione dell’istituto dell’assegno vitalizio, per cui si va ad armonizzare anche in funzione della legge 13. Per “vitalizio”, quindi, si intende, da ora in poi, quello spettante a coloro che abbiano ricoperto le cariche già indicate precedentemente, a condizione che questi siano cessati dal mandato e che abbiano versato a copertura un periodo di almeno cinque anni quale quota parte dell’indennità di carica a titolo di contribuzione personale.

Sempre nell’ottica dell’armonizzazione tra Regioni, viste anche le delibere di Camera e Senato, le modifiche di sostanza che andiamo ad apportare noi alle norme attualmente in vigore sono sostanzialmente due. Noi ci occuperemo esclusivamente della decorrenza che, con la legge n. 7, avevamo fissato al sessantacinquesimoanno di età, come dicevo prima. Con gli emendamenti l’abbiamo riagganciata, com’era nella legge n. 7, in maniera tale che possa questo limite anche fluttuare in funzione di quello che viene stabilito per il trattamento previdenziale dei lavoratori, l’abbiamo nuovamente agganciata all’ingresso in percepimento della pensionedi anzianità per quello che riguarda i lavoratori del pubblico impiego. Però, sempre nell’emendamento, abbiamo mantenuto la possibilità per i consiglieri che abbiano oltre cinque anni di contribuzione di andare, in un certo qual modo, a scontare quell’annualità per anticipare, rispetto ai 66 anni previsti oggi, tornandoindietro fino a cinque anni. Non di più.

Poi c’è il discorso del cumulo (decorrenze cumulo, quindi). Viene prevista la cumulabilità con istituti analoghi, per cui usciamo dalla logica del vitalizio e, così come nel momento in cui si entra in un sistema contributivo, magari giuridicamente ‒ dico una bestialità ‒ entriamo in un sistema che assomiglia molto di più al sistemaprevidenziale di ogni singolo lavoratore italiano. Siccome a nessun lavoratore viene opposto il divieto di cumulo di trattamento dei contributi che ha versato, è chiaro che il divieto di cumulo in questo caso, secondo i giuristi, viene a cadere.

D’altra parte, come ho ricordato già in Commissione, varrebbe a conferma di questo la situazione contenuta all’interno di una sentenza del tribunale di Firenze. In quel caso, il tribunale di Firenze giudicava il ricorso di alcuni consiglieri regionali della Toscana, che ‒ lo ridico ‒ è l’unica che ha il divieto di cumulo al momento, così come noi. Però nelle motivazioni della sentenza stessa veniva opposto il ricorso. È chiaro che tutte le motivazioni che vengono opposte a quel ricorso, che è stato rigettato, è che il ricorso si incardinava sullo strumento del vitalizio. Nella sentenza stessa, quasi ad anticipare la valutazione che stiamo facendo noi oggi, vienechiarito che, qualora si fosse parlato di un sistema diverso rispetto a quello del vitalizio, allora probabilmente il ricorso avrebbe avuto miglior sorte.

Questi sono un po’ i punti forti della legge, i capisaldi contenuti all’interno del Capo 2.

Nel Capo 3, invece, abbiamo la norma finanziaria, le abrogazioni e l’entrata in vigore.

Come detto, vengono abrogate tutte le discipline precedenti. Per consentire l’applicazione delle norme introdotte, perché c’è un lavoro di costruzione dei datiminuzioso, molto difficile, e che deve andare avanti in parallelo, e c’è anche tutto un sistema informatico che deve andare cambiare all’interno degli uffici della nostra Regione l’entrata in vigore l’abbiamo prevista al  dicembre 2019, che è una temporalità necessaria.

Fino ad allora rimane, ovviamente, in vigore la situazione attuale. Poi, ciò che diventerà legge auspicabilmente da oggi verrà applicato, con tutti i suoi effetti, dal primo all’ultimo, dal  dicembre 2019.

Chiudo questa relazione dicendo semplicemente che mi sento di raccomandare, così come è stato fatto, almeno così mi risulta, sia in un ramo del Parlamento che nell’altro, visto che oggettivamente noi non sappiamo che cosa succederà, di agire in conformità a quanto lo Stato ci obbliga a fare.

Lo Stato e il Parlamento italiano ci hanno imposto di andare in questa direzione. Ci si può credere o non ci si può credere che sia giusto o che non sia giusto, e questo è tutto un altro discorso. Però, fatto sta che qui ci sono degli obblighi cui adempiere.

Si può pensare di non essere d’accordo, però, quello che deve essere chiaro è che noi lo facciamo per uniformarci a una disciplina superiore che ci ha imposto di fare ciò.

Siccome non sappiamo ad oggi né a livello parlamentare e quindi nemmeno a livello nostro se questo possa essere ritenuto giuridicamente valido, questo sistemache è stato costruito, proprio perché promana da altre costruzioni, non sappiamo se sia costituzionalmente sostenibile e quindi uniformemente a quello che hanno fatto i due rami del Parlamento mi sentirei di suggerire, visto che in questi anni ho seguito per conto della presidente il bilancio dell’Assemblea legislativa assiemeagli altri due colleghi questori che si sono succeduti, dicevo, mi sentirei di suggerire l’istituzione di un fondo per la protezione del rischio. Quindi, se anche non integralmente, una sensibile parte di questi risparmi generati grazie alla nuova legge verrebbero accantonati in un fondo che possa tutelare l’ente Regione.

Visto che siamo anche all’ultimo anno di legislatura, questa sarebbe la mia raccomandazione perché davvero rischiamo di esporre la prossima legislatura in caso di ricorsi in numero copioso, ma anche magari in caso di qualche sentenza avversa che potrebbe arrivare a seguito di qualche ricorso che non ricade direttamentenella nostra Regione, ma che magari arriva su un ramo del Parlamento, vuoi che sia la Camera dei deputati vuoi che sia il Senato, direi che prudenzialmente, per quanto ci riguarda, quei risparmi debbano essere accantonati per evitare qualsiasi rischio ed esporre questo ente alla difficoltà poi di andare a reperire fondi, che potrebbe non avere in bilancio.

Grazie.

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