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Una mia nota sull’intervento di Nadia Rossi riguardo al metodo della candidatura di Stefano Giannini a segretario del Pd riminese

Cara Nadia, mentre mi permetto di ricordarti che nella lunga fase nazionale (voto degli iscritti e poi dei militanti) sei sempre rimasta molto distaccata, ti dico anche che nella tua prima sortita congressuale rischi di creare una confusione che chi, come te, ha a cuore il partito, non dovrebbe mai rischiare di creare.

Parli di esibizione di attivismo delle correnti. So che il tema ti è caro: cercare l’unità del partito. Mi chiedo, però, dove tu veda questa esibizione nel congresso riminese e come tu, invece, non veda il tentativo di salvare il bene principale dell’unità del partito che è in atto con non poche difficoltà. Forse per la prima volta stiamo facendo un percorso potabile per tutti, partendo dai temi e provando a incarnarli nel miglior interprete possibile. E tu cosa fai? Anziché cercare di favorire questo processo aggiungendo temi politici e spendendo su questo il peso specifico che il ruolo da consigliere regionale ti assegna, provi a introdurre nella dinamica congressuale la terza corrente, quella che altrove nemmeno hanno. Perché, diciamoci la verità: quando nel partito si discute troppo animatamente, si alzano i richiami al valore assoluto dell’unità ma quando la si cerca e la si persegue col dialogo, allora parte il gossip dell’accordo sottobanco siglato in chissà quale luogo segreto e chissà sulla testa di chi.

Dalla direzione provinciale di cui parli, di acqua sotto i ponti ne è passata ma quello spirito è rimasto. Ne sono prova i lavori della conferenza programmatica che procedono con ottima partecipazione; il documento sotto forma di contributo del candidato Giannini e la mancata militarizzazione delle correnti nazionali che purtroppo avrebbe potuto esserci. In questo clima, dove ogni soffio di vento rischia di compromettere un percorso fragile e difficile (qui come altrove), tu sembri non voler far parte della corrente dei responsabili ma alzi la voce contro il metodo.

Cosa c’è che non va nel far uscire allo scoperto una proposta politica combinata col miglior interprete possibile di questa fase storica? Meglio lasciare che tutto proceda con le veline incontrollate ai media? E, soprattutto, sei sicura che mentre qualcuno lavorava ai temi e alla proposta, qualcun altro non stesse seguendo le classiche metodologie di “pre-conta” delle tessere provando a sommarne da ambo le mozioni sulla propria persona piuttosto che su un’idea di partito?

Nelle tue argomentazioni poni una questione seria: il ruolo dei giovani nel partito. Stefano Giannini ha già spiegato che negli organismi dirigenti che immagina ci sarà molto spazio per i giovani, è una necessità che abbiamo e credo che lui lo sappia. Il vero congresso, che abbia anche una componente generazionale importante, lo si fa proprio con Stefano (che non è anziano) e che con la sua esperienza può trasferire tanto valore ai più giovani facendoli diventare protagonisti veri della vita del partito. L’Italia è piena di ragazzi “foglia di fico” posizionati magari in ruoli principali e poi blindati negli organismi dirigenti infarciti di soliti noti. A me la questione giovanile nel partito sta molto a cuore ma voglio che non trasmuti in conflitto generazionale. Anche su questo tema, abbiamo la soluzione a portata di mano.

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