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Comunicati stampa,  Regione

“La Regione Marche si pronunci su Sassofeltrio e Monteocopiolo”.

Da otto anni aspettano di sapere se la loro richiesta avrà esito positivo.

 

Sono i cittadini di Montecopiolo e Sassofeltrio, i due comuni pesaresi al confine con Rimini che nel 2007 hanno chiesto con un referendum di essere annessi all’Emilia-Romagna ma che ancora non hanno ricevuto risposta.

 

Ieri le voci di questi cittadini – rappresentati Sabrina Ferrante e Enzo Ciucci, Assessori rispettivamente di Montecopiolo e Sassofeltrio, e da Carla Guidi, segretaria del comitato per l’annessione di Montecopiolo – sono state ascoltate in una audizione convocata dalla commissione Bilancio, affari generali e istituzionali, presieduta da Massimiliano Pompignoli.

 

I due amministratori locali e l’esponente del comitato hanno chiesto che si faccia presto perché nei due comuni, che per tradizione e storia si sentono romagnoli, i problemi non mancano visto che i servizi, ad esempio sanità e istruzione superiore, di cui si avvale la cittadinanza sono tutti nel riminese, un territorio più vicino e accessibile rispetto alla lontana Pesaro, peraltro scarsamente collegata.

 

La commissione ha quindi approvato all’unanimità una risoluzione – sottoscritta da Giorgio Pruccoli, primo firmatario, Stefano Caliandro, Alessandro Cardinali, Manuela Rontini e Paolo Zoffoli, Consiglieri del PD,e Raffaella Sensoli (M5s) – con la quale l’Assemblea legislativa ribadisce il parere favorevole all’annessione alla Regione Emilia-Romagna dei comuni di Montecopiolo e Sassofeltrio e chiede alla Giunta regionale di impegnarsi ad intervenire in ogni sede opportuna per sollecitare la rapida conclusione della vicenda.

 

Dal referendum del 2007 – si legge nel documento – “era emerso che oltre l’ottanta per cento dei votanti auspicava l’annessione e nel settembre dello stesso anno, il ministro per gli Affari regionali e le autonomie locali avanzava richiesta alle Regioni interessate di fare pervenire i pareri del caso, per poter procedere con la presentazione alle Camere del disegno di legge che avrebbe concluso l’iter”.

 

Quell’iter, al contrario, non si è mai concluso. A più riprese il Consiglio Provinciale di Rimini e la Regione Emilia-Romagna hanno espresso parere favorevole all’aggregazione dei due comuni, da ultimo nell’aprile 2012 approvando una risoluzione in Assemblea legislativa. Ma nello stesso anno, la Regione Marche ha ufficialmente comunicato ai promotori del referendum che non intende assumere alcun provvedimento in proposito.

 

Con questa risoluzione intendiamo riaccendere i fari sulla vicenda e confermare la volontà, anche in questa nuova legislatura regionale, di accogliere i due comuni. – ha affermato Giorgio Pruccoli – C’è la necessità che questi due municipi, che vivono da otto anni in un limbo, trovino una risposta definitiva e crediamo che questo atto possa contribuire in tal senso nella interlocuzione che il Presidente della Regione Emilia Romagna, Bonaccini, ha intrapreso con il Presidente della Regione Marche ed essere anche uno strumento per i parlamentari che a breve, sembra, affronteranno l’argomento nella commissione referente alla Camera. In questo periodo, inoltre sta prendendo piede nel riminese il dibattito sulle fusioni e sapere se i due comuni faranno parte o meno di quel territorio è importante perché il processo non si può fare a due velocità“.

 

“Se prima c’era un problema adesso, con il passaggio dei sette comuni della Valmarecchia all’Emilia-Romagna, le cose sono peggiorate”. – ha spiegato Sabrina Ferrante, riferendosi al venir meno di reti di servizi prima fruibili.

 

L’Assessore di Sassofeltrio, Bruno Ciucci, ha a sua volta espresso la volontà dei cittadini in favore dell’Emilia-Romagna: “Alla base c’è un’appartenenza alla realtà riminese per geografia, storia cultura e dialetti. E poi c’è la realtà della vita quotidiana romagnola. Basti guardare, ad esempio, i dati sulle nascite che nel 2014/2015 sono avvenuti per l’86,7% in strutture a Rimini e per il restante 13,3% a Pesaro”.

 

Carla Guidi ha ribadito che da parte del comitato per l’annessione sono stati tentati tutti i passi possibili “con diffide, lettere e una denuncia penale, poi archiviata, per omissioni di atti d’ufficio ma la situazione rimane ferma, perché da parte delle Marche è stato scelto in modo scientifico di non esprimersi, con la conseguenza di prolungare un calvario che la gente vive molto male”.

 

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