Gravissimo quel che è successo in Consiglio comunale a Riccione con l’ordine del giorno sui vaccini promosso dalla maggioranza. Incomprensibile, e aggiungerei irresponsabile, ogni minima scivolata che sappia di concessione al mondo no-vax così come allo spin-off dello stesso, quell’universo che prova ad attrarre consensi con la denominazione “libertà di scelta”.

Un conto è l’ascolto, l’argomentare, il motivare, il dialogare con tutti per spiegare la necessità di una legge che ha reintrodotto l’obbligo vaccinale; tutt’altra cosa è lisciare il pelo ai laureati del web e a tutta la pletora di personaggi in cerca di riscatto sociale che confondono e fomentano genitori che chiedono solamente di sapere e conoscere.

Di fronte alla salute dei bambini non si scherza e soprattutto non lo si fa col populismo. E’ grazie alla legge della nostra Regione se la copertura vaccinale, da uno stato di emergenza conclamata, è tornata sopra al 95% tra i bambini nati nel 2015. La responsabilità sta prevalendo e la comunità scientifica è tutta dalla stessa parte. Quando la politica cerca gli applausi delle curve (notoriamente la parte più’ fragorosa e motivata), magari mette insieme qualche voto in più ma produce danni incalcolabili dal punto di vista culturale.

Ruolo della politica è fare le scelte giuste e necessarie portandole ad ampia condivisione, non orientarsi nel campo di grano cercando di inseguire lucciole qua e là. Premesso che la stragrande maggioranza delle famiglie approva questa legge, va ricordato che se le misure straordinarie durante le pestilenze medioevali fossero state attuate solo con l’unanimità dei consensi, oggi la razza umana sarebbe estinta. Chi amministra deve essere un faro e non farsi illuminare la strada da chi grida più’ forte.

La Francia sta per “copiare” la legge italiana: è evidente che siamo davanti ad un tema delicatissimo sul quale va recuperato un deficit d’informazione che i genitori giustamente reclamano per poter effettuare una scelta consapevole, ma davanti al quale la politica non può avere sbavature nemmeno minime. E’ uno di quei temi sui quali la litigiosissima e tatticissima “prima Repubblica” non avrebbe avuto dubbi. Sì a investimenti in conoscenza; no a concessioni agli integralismi non supportati scientificamente.