Il 15 novembre, in Assemblea legislativa, ho firmato un’interrogazione proposta dalla consigliera Pd Lia Montalti sullo spreco alimentare. In particolare, il documento chiede alla giunta: “Quali azioni e interventi intenda mettere in campo per proseguire l’azione di contrasto allo spreco di cibo, in particolare di origine domestica, in modo da rafforzare ed essere maggiormente incisivi su questo versante e in che modo s’intendano coinvolgere e sostenere le diverse realtà territoriali, Comuni, associazioni, imprese su un tema, quello della lotta allo spreco alimentare, perché gli obiettivi e le azioni siano il più possibile ampi e condivisi”.

Sul tema, avevo presentato una risoluzione già nel febbraio 2016 con la quale impegnavo la giunta ad avviare studi di fattibilità per progetti di ridestinazione di merci commestibili ma già scartate (ad esempio, quelle di supermercati e negozi), prevedendo forme d’incentivo o sgravi fiscali e percorsi verso modelli economici più sostenibili. Prima ancora, quando ero sindaco di Verucchio, fra il 2012 e 2013 avevo aderito alla rete dei Comuni a spreco zero e last minut market (sprecozero.net).

Va detto che anche la Regione Emilia-Romagna, con l’approvazione della Legge Regionale 18 luglio 2017, n. 16 “disposizioni per l’adeguamento dell’ordinamento regionale in materia ambientale e a favore dei territori colpiti da eventi sismici” ha aderito all’Associazione sprecozero.net che ha come finalità statutarie la condivisione, promozione e diffusione delle migliori iniziative utili nella lotta agli sprechi, in particolare alimentari. E ha anche aderito alla “Carta di Milano” presentata durante l’Expo, che sancisce nuovi diritti e doveri dell’umanità riguardo al cibo.

La questione assume una rilevanza economica notevole. In Italia lo spreco alimentare nella filiera produttiva vale oltre 3,5 miliardi di euro tra agricoltura (quasi un un miliardo), produzione industriale (un miliardo e 111 milioni) distribuzione (un miliardo e 444 milioni). Una cifra che tuttavia rappresenta solo 1/5 dello spreco totale, perché quello domestico corrisponde a circa 12 miliardi di euro, cioè quasi l’80% dell’intero spreco alimentare, che sommati ai precedenti raggiunge la notevole cifra di 15,5 miliardi di euro (quasi l’1% del Pil). Su un tema come questo che presenta anche aspetti sociali di notevole impatto, la nostra Regione vuole e deve essere virtuosa.