Ieri, la vicepresidentessa della Regione Elisabetta Gualmini ha partecipato a un incontro con le associazioni di volontariato riminesi al quale abbiamo partecipato anche Nadia Rossi ed io in veste di consiglieri regionali e l’assessore alla scuola del Comune di Rimini, Mattia Morolli.

“La Regione Emilia-Romagna sta preparando un nuovo provvedimento, un vero e proprio Piano Regionale sull’Adolescenza, ancor più concreto della Legge 14 del 2008 in materia di disagio adolescenziale. Questo mentre sta per uscire il nuovo bando regionale che destina le risorse che saranno poi distribuite ai soggetti che si occupano di questa problematica”.

E’ questo il succo dell’intervento della vicepresidentessa e assessore al welfare, Elisabetta Gualmini.

“Questa è la settima tappa di un viaggio nelle province in vista della costruzione del Primo Piano regionale sull’adolescenza. – Ha spiegato Gualmini. – Confrontarci e scambiare idee con chi si occupa di questo tema è utile e necessario per approntare uno strumento efficace. La Regione ha deciso di intervenire sull’adolescenza per una somma di motivi. Innanzitutto è cambiata la “struttura” della famiglia. In Emilia-Romagna sono circa 100mila le famiglie monoparentali, cioè formate da un solo genitore con uno o più figli. Poi, il numero di ragazzi stranieri che studia nelle nostre scuole è il più alto di tutto il Paese ma ci sono grossi problemi d’integrazione e di abbandono scolastico nella fascia adolescenziale. Inoltre, il 33% delle nostre famiglie è formato da una sola persona. Insomma, non esistono quasi più le reti sociali che proteggevano i ragazzi quindi è giusto intervenire dove c’è bisogno”.

Quattro sono gli ambiti nei quali la Regione intende intervenire: le risorse (con il nuovo bando regionale); la governance “continuando a lavorare con le associazioni che meglio di noi conoscono il territorio nel quale operano”; le competenze “che tipo di preparazione deve avere chi si occupa di adolescenti? Che tipo di educatore deve essere valorizzato?” e, infine, gli ambiti d’azione “nei quali le nostre priorità saranno la lotta al cyber bullismo e all’abbandono scolastico” – ha concluso Gualmini.

Dopo gli interventi delle associazioni, che hanno raccontato cosa fanno e cosa vorrebbero fare di più e di meglio, Morolli ha sottolineato come l’avvento di facebook, giusto 10 anni fa, ha cambiato tutto nei rapporti interpersonali e che “un Comune deve preoccuparsi di creare un legame, per i ragazzi, tra il mondo digitale e quello reale”. Io ho detto che le esperienze ascoltate dalle associazioni, saranno utilissime quando andremo a discutere i provvedimenti in aula. Noi legislatori dovremo essere bravi a coinvolgere sia le associazioni, sia i giovani. Perché quando si dà vita a politiche giovanili, queste vanno fatte “con” i giovani, non “per” i giovani” e pensando che le politiche giovanili vanno declinate anche come “agio” e non solo come “disagio”.
Nadia Rossi ha concluso dicendo che “dovremo essere bravi a sensibilizzare di più il mondo della scuola e occuparci di più della formazione degli adulti che spesso non sanno parlare ai propri figli adolescenti. Così come dovremmo mettere in rete le varie competenze di tutte quelle Istituzioni che si occupano di adolescenza”.