Di seguito, il testo integrale di un comunicato che ho spedito questo pomeriggio a giornali, radio, televisioni e siti d’informazione, con la mia posizione riguardo a quanto affermato oggi dal consigliere 5 Stelle Andrea Bertani riguardo ai contributi regionali per l’editoria predisposti dalla Regione Emilia-Romagna.

Bologna, 13 settembre 2018. – Il collega Bertani, forse anche in nome di tutto il M5S Emilia Romagna (lecito però chiederselo viste le profonde fratture che agitano il gruppo consigliare recentemente sceso da 5 a 4 membri), oggi si è lanciato in un’intemerata violenta e censurabile contro i contributi regionali alla stabilizzazione lavorativa nel comparto editoria.

Le difficoltà del M5S con la libertà d’informazione sono note. Tutto ciò che è libero, con loro non si coniuga. Una volta al governo del Paese, vogliono spegnere tutte le voci critiche e contrarie che in un panorama d’informazione variegato come il nostro rappresentano perfino un presidio di legalità. Il cittadino ha diritto a essere informato, deve poter scegliere. Anche tra gli editori faziosi. Mai come Pd abbiamo pensato di trasferire tutta l’informazione su una mostra piattaforma Web come vorrebbero evidentemente fare i 5S sulla piattaforma Rousseau.

Ogni posto di lavoro stabilizzato, ogni posto di lavoro nuovo è un patrimonio di questa Regione che ha il più alto tasso di occupazione del Paese (dati Istat di ieri). Bertani e il M5S vogliono creare precari e disoccupati. Cittadini disinformati o informati soltanto da loro come durante il regime fascista e la sua propaganda. Comprensibile: solo così potranno continuare a raccontare impunemente il loro fardello di bugie agli italiani.

L’aspetto maggiormente censurabile sta nella deformazione mentale del grillino medio impersonato da Bertani. Tutti corrotti o corruttori. Per cui, il suo problema diventano una decina (?) di giornalisti neoassunti o stabilizzati che nel 2019 per gratitudine farebbero campagna elettorale per il Pd. Detto che casomai sarebbero una goccia nel mare, Bertani ignora la sindrome rancorosa del beneficiato di cui credo sia portatore, non so neppure quanto, sano.