Ieri ho depositato una risoluzione che, appena approvata, impegnerà la Giunta regionale a chiedere al Consiglio Grande e Generale (il Parlamento monocamerale della Repubblica di San Marino) di tenere nella dovuta considerazione i due progetti di legge presentati al Consiglio dal Comites (l’organo che rappresenta gli italiani residenti all’estero). Nei due progetti si chiedono: un abbassamento da 25 a 15 anni degli anni di residenza (di cui 10 di dimora effettiva) per chiedere la cittadinanza; un abbassamento da 15 a 10 anni per ottenere la naturalizzazione del coniuge e la possibilità di mantenere la doppia cittadinanza; l’estensione dell’elettorato attivo e passivo agli stranieri residenti a San Marino da almeno 5 anni.

Penso che lo Stato sammarinese debba tenere in considerazione le istanze dei tanti italiani che vivono e lavorano in Repubblica in ragione della peculiarissima prossimità geografica fra la Regione Emilia-Romagna e lo Stato di San Marino che ha portato le due Istituzioni a coltivare nel tempo rapporti costanti, spesso confluiti in Protocolli che ne regolano i diversi aspetti della vita sociale e civile.

Quotidiane sono anche le occasioni di scambio e contatto fra i cittadini e non è raro che, specialmente i riminesi, spesso si trovino ad avere il proprio centro d’interessi economici ed affettivi entro la confinante Repubblica. In particolare mi sembra davvero gravosa la scelta imposta al momento della naturalizzazione, ovvero l’ obbligo di rinuncia alla cittadinanza italiana.