Ieri la Commissione I (Affari Generali e Istituzionali) dell’Assemblea Regionale ha approvato una risoluzione della quale sono primo firmatario che impegna la Giunta Regionale a chiedere al Consiglio Grande e Generale (il Parlamento monocamerale della Repubblica di San Marino) di tenere nella dovuta considerazione i due progetti di legge presentati al Consiglio dal Comites (l’organo che rappresenta gli italiani residenti all’estero). Nei due progetti si chiedono: un abbassamento da 25 a 15 anni degli anni di residenza (di cui 10 di dimora effettiva) per chiedere la cittadinanza; un abbassamento da 15 a 10 anni per ottenere la naturalizzazione del coniuge e la possibilità di mantenere la doppia cittadinanza; l’estensione dell’elettorato attivo e passivo agli stranieri residenti a San Marino da almeno 5 anni. La risoluzione approvata ieri in Commissione era stata depositata il 15 febbraio scorso.
Lo Stato sammarinese deve tenere in considerazione le istanze dei tanti italiani che vivono e lavorano in Repubblica in ragione della peculiarissima prossimità geografica fra la Regione Emilia-Romagna e lo Stato di San Marino che ha portato le due Istituzioni a coltivare nel tempo rapporti costanti, spesso confluiti in Protocolli che ne regolano i diversi aspetti della vita sociale e civile.
In particolare mi sembra davvero gravosa la scelta imposta al momento della naturalizzazione, ovvero l’ obbligo di rinuncia alla cittadinanza italiana.