www.gruppopdemiliaromagna.it
Risoluzioni e odg

964 – Pruccoli (PD) firma la risoluzione per inserire lo storno tra le specie cacciabili.

Giorgio Pruccoli (PD) ha firmato la risoluzione per impegnare la Giunta a rivedere la legge regionale 15 febbraio 1994 n. 8 e a chiedere al Governo di intervenire in sede comunitaria per inserire lo storno tra le specie cacciabili.

 

Come si può leggere sul sito del Gruppo del Partito Democratico dell’Emilia – Romagna (cliccare qui per visualizzare la relativa notizia):

 

Il gruppo del Pd, prima firmataria Manuela Rontini, ha presentato una risoluzione all’Assemblea legislativa che impegna la Giunta a chiedere al Governo italiano – e in particolare al Ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali e al Ministro dell’Ambiente, della tutela del territorio e del mare – di intervenire in sede comunitaria “per inserire lo storno tra le specie cacciabili” e di “convocare urgentemente un incontro con le Regioni italiane, con Ispra e con le componenti interessate, per la definizione di indirizzi univoci nazionali per la gestione della caccia in deroga allo Storno”.

 

Nel documento si impegna inoltre la Giunta a rivedere la legge regionale 15 febbraio 1994, n. 8 ”Disposizioni per la protezione della fauna selvatica e per l’esercizio dell’attività venatoria”, anche a seguito della ”Riforma del sistema di governo regionale e locale e disposizioni su Città metropolitana di Bologna, Province, Comuni e loro Unioni” e in quella sede a discutere “il ripensamento degli Atc (relativamente alla loro composizione, agli ambiti di intervento), nel rispetto delle specificità territoriali e delle problematiche legate alle diverse realtà che li compongono (mondo venatorio, agricolo e ambientale)”.

 

“La rilevante presenza dello Storno comune (Sturnus vulgaris)- viene sottolineato nella risoluzione – continua a provocare consistenti danni alle colture agricole, puntualmente rilevati ogni anno dalle Province d’intesa con le Associazioni regionali degli agricoltori”.

 

L’entità dei suddetti danni “è tale da determinare importanti situazioni di sofferenza a carico delle colture agricole specializzate (in particolare l’ortofrutticolo, già interessato da una grave crisi di mercato), assai diffuse sul territorio regionale, e degli allevamenti ittici”.

 

Di seguito il testo completo del documento in questione.

 

Risoluzione per impegnare la Giunta a rivedere la legge regionale 15 febbraio 1994 n. 8 e a chiedere al Governo di intervenire in sede comunitaria per inserire lo storno tra le specie cacciabili.
A firma dei Consiglieri: Rontini, Molinari, Bagnari, Poli, Marchetti Francesca, Bessi, Rossi Nadia, Pruccoli, Caliandro, Lori, Zoffoli, Cardinali, Serri, Zappaterra, Iotti e Mori.

 

 

Risoluzione

 

L’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna

 

Premesso che

 

la rilevante presenza dello Storno comune (Sturnus vulgaris) continua a provocare consistenti danni alle colture agricole, puntualmente rilevati ogni anno dalle Province d’intesa con le Associazioni regionali degli agricoltori;
l’entità dei suddetti danni è tale da determinare importanti situazioni di sofferenza a carico delle colture agricole specializzate (in particolare l’ortofrutticolo, già interessato da una grave crisi di mercato), assai diffuse sul territorio regionale, e degli allevamenti ittici;

 

Premesso inoltre che

 

lo Storno non è stato incluso tra le specie cacciabili nella prima versione della Direttiva Uccelli (79/409 CEE), ma nel 1994 (94/24/CE) è stato aggiunto alla lista di cui all’allegato II/2 ed è, così, divenuto legalmente cacciabile in Portogallo, Spagna, Francia e Grecia. Da allora, all’elenco dei Paesi nei quali è permessa la caccia allo Storno si sono aggiunti Ungheria, Malta e Cipro, Bulgaria e Romania;
di tutti i Paesi del Mediterraneo, nei quali la caccia allo Storno è una tradizione profondamente radicata nella cultura delle popolazioni rurali, solo l’Italia rimane esclusa;
questa anomalia è stata riconosciuta anche nel documento “Lo Storno in Italia: analisi e considerazioni circa l’inserimento della specie nella lista delle specie di selvaggina cacciabili ai sensi della direttiva 2009/147/CE allegato II/2” redatto da ISPRA, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (a firma A. Andreotti, L. Serra, F. Spina, del febbraio 2011). In questo rapporto ISPRA dice che non ci sono motivi per cui lo Storno non dovrebbe essere spostato nella lista di cui all’allegato II/2 (Direttiva 2009/147/CE), visto che le condizioni in Italia sono uguali a quelle negli altri Paesi nei quali questo spostamento è già stato realizzato;

 

CONSIDERATO CHE

 

nonostante quanto riportato sopra, l’Unione europea continua a considerare lo Storno tra le specie protette a rischio di estinzione, non cacciabili;
la quantificazione dei danni arrecati da questo uccello alle colture praticate sul nostro territorio, per un valore pari a 207.168,20 euro nel periodo dal 1° novembre 2013 al 31 ottobre 2014, ha confermato il concreto aumento del numero dei capi presenti in Emilia-Romagna;
anche a seguito di questi danni, emerge con insistenza la necessità di reintrodurre in calendario la specie dello Storno, raccogliendo l’orientamento favorevole espresso dall’ISPRA;

 

RICORDATO CHE

 

seppure in presenza della relazione favorevole redatta da ISPRA, la Regione Emilia-Romagna non può che attendere la revisione dell’allegato II/2 della cosiddetta Direttiva Uccelli;
a tal fine, la Regione Emilia-Romagna ha inoltrato, fino ad ora con scarso successo, numerose e motivate richieste al Governo italiano affinché, anche alla luce dei risultati dei monitoraggi effettuati dalla stessa ISPRA che attestano la crescita numerica di questa specie sul nostro territorio, sollevi la questione presso i competenti uffici dell’Unione europea;

 

RICORDATO INOLTRE CHE

 

con deliberazione della Giunta regionale n. 802 del 1° luglio 2015, recante “Esercizio delle deroghe previste dalla Direttiva 2009/147/CE. Autorizzazione al prelievo per la stagione 2015-2016”, è stata introdotta la possibilità di prelevare in deroga 40.000 storni. La Regione Emilia-Romagna, a fronte di una richiesta di 60.000 capi da abbattere, ha responsabilmente recepito il limite massimo di 40.000 (suddivisi per province): un valore che, seppur inadeguato, è quello indicato da ISPRA e rappresenta la condizione inderogabile per ottenere il necessario parere positivo sulla deliberazione precedentemente richiamata;

 

Valutato che

 

la caccia, laddove adeguatamente regolamentata e svolta in maniera sostenibile con l’ambiente e l’agricoltura, come del resto avviene in Emilia-Romagna, ha un’importante valenza di interesse pubblico: sia per la tutela ambientale degli ecosistemi naturali e la conservazione della specie a rischio, sia per l’economia dei nostri territori;

 

Evidenziato che

 

il 16 giugno u.s. un gruppo di Deputati europei del Partito democratico ha incontrato i vertici delle Associazioni venatorie italiane, presso la sede del Parlamento europeo di Bruxelles, per parlare di caccia;
al centro della discussione e del confronto il problema dello storno e le questioni relative ai calendari venatori italiani: è stata sottolineata la necessità di avviare un percorso con la Commissione europea (anche in vista del Fitness Check che attualmente sta conducendo, per valutare se le Direttive Habitat e Uccelli siano ancora “attuali”) affinché i calendari tengano effettivamente conto delle evidenze scientifiche sulle migrazioni degli uccelli, che confermano il buono stato di conservazione delle specie;

 

Tutto ciò premesso e considerato
Impegna la giunta regionale

 

a rivedere la legge regionale 15 febbraio 1994, n. 8 “Disposizioni per la protezione della fauna selvatica e per l’esercizio dell’attività venatoria” – anche a seguito dell’approvazione della “Riforma del sistema di governo regionale e locale e disposizioni su Città metropolitana di Bologna, Province, Comuni e loro Unioni” e, in quella sede, a discutere il ripensamento degli ATC (relativamente alla loro composizione, agli ambiti di intervento, …), nel rispetto delle specificità territoriali e delle problematiche legate alle diverse realtà che li compongono (mondo venatorio, agricolo e ambientale);

 

a chiedere al Governo italiano – ed in particolare al Ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali ed al Ministro dell’Ambiente, della tutela del territorio e del mare – di:
intervenire in sede comunitaria, alla luce della situazione della specie sul territorio italiano, per inserire lo storno tra le specie cacciabili;

 

convocare urgentemente un incontro con le Regioni italiane, con ISPRA e con le componenti interessate, per la definizione di indirizzi univoci nazionali per la gestione della caccia in deroga allo Storno.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *