Risoluzioni e odg

2906 – Pruccoli (PD) firma una risoluzione a favore dell’introduzione del reato di tortura.

Il reato di tortura è previsto dagli ordinamenti di Regno Unito, Francia, Austria, Belgio, Danimarca, Olanda, Polonia, Portogallo, Spagna, Svezia, Svizzera, Turchia.

 

L’Italia, nonostante abbia siglato patti internazionali tra cui la Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura del 1984 che prevede esplicitamente che gli Stati che l’abbiano sottoscritta vi adeguino il proprio ordinamento introducendo il reato di tortura, non ha ancora una legge.

 

Ad accendere i riflettori sulla situazione Paolo Calvano, Consigliere Regionale PD dell’Assemblea Legislativa dell’Emilia-Romagna, primo firmatario della risoluzione numero 2906. A sottoscrivere il documento anche Giorgio Pruccoli (PD).

 

“Discutiamo da 20 anni dell’introduzione del reato di tortura nel nostro Paese, a volte senza renderci conto di come questo fenomeno odioso e drammatico riguardi tutti noi e possa toccare le vite di chi ci è vicino. -dichiara Paolo Calvano – È una questione di civiltà, che va ben oltre il mero rispetto degli standard internazionali. La politica si deve primariamente occupare di questo: di diritti e di civiltà. Sono le basi, le fondamenta, per costruire una società migliore che garantisca l’uguaglianza e consenta a donne e uomini di vivere in piena libertà”.

 

Nel nostro Paese si sono verificati numerosi casi di tortura, e addirittura l’Italia è stata condannata dalla Corte Europea dei Diritti Umani per i fatti accaduti durante il G8 di Genova del 2001; in quella sentenza è stata rimarcata l’inadeguatezza delle leggi italiane in proposito. L’interesse dell’opinione pubblica su questo tema è crescente: nelle scorse settimane il Guardasigilli Orlando ha ricevuto oltre 223 mila firme, raccolte attraverso la piattaforma on-line change.org, a sostegno della petizione promossa da Ilaria Cucchi che chiede l’introduzione del reato di tortura in Italia. Proprio in questi giorni, poi, il testo del ddl in materia è tornato in discussione nell’aula del Senato.

 

“Ecco perché ho voluto sollevare il tema nelle sedi istituzionali regionali e formulare a riguardo una risoluzione che è stata sottoscritta dall’intera maggioranza di governo regionale, PD e SEL – spiega Calvano – per chiedere alla Giunta guidata da Stefano Bonaccini di attivarsi nei confronti del Parlamento affinché si acceleri l’iter per l’approvazione di un testo unico che introduca nel nostro Paese il reato di tortura, nel massimo rispetto delle Convenzioni internazionali e anche di quelle, forse meno formali ma altrettanto importanti, di civiltà e giustizia. Facciamo in modo che, dopo aver approvato leggi come quella sui diritti civili e sul “dopo di noi”, questa legislatura sia sempre di più la legislatura dei diritti”.

 

Di seguito il testo completo del documento.

 

 

Risoluzione

 

L’Assemblea Legislativa dell’Emilia-Romagna

 

Premesso che:

 

Numerosi atti internazionali prevedono che nessuno possa essere sottoposto a tortura né a pene o trattamenti inumani o degradanti. La Convenzione Europea dei diritti dell’uomo (1950) prevede il divieto di tortura, disponendo che “nessuno può essere sottoposto a tortura né a pene o trattamenti inumani o degradanti” (art.3);

 

Analoghe previsioni sono contenute nei seguenti atti internazionali: Convenzione di Ginevra (1949) relativa al trattamento dei prigionieri di guerra; Dichiarazione universale dei diritti umani (1948); Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici (1966), Convenzione ONU (1984) contro la tortura ed altri trattamenti e pene crudeli, inumane e degradanti, ratificata dall’Italia con la legge n. 489/1988; Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea (2000);

 

Anche un singolo atto di tortura è considerato reato ai sensi del diritto internazionale. Gli Stati che hanno ratificato la Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura del 1984 devono adeguare il proprio ordinamento interno, prevedendo il reato di tortura;

 

L’art.1 di tale Convenzione stabilisce che “il termine “tortura” indica qualsiasi atto mediante il quale sono intenzionalmente inflitti ad una persona dolore o sofferenze forti, fisiche o mentali, al fine segnatamente di ottenere da essa o da una terza persona informazioni o confessioni, di punirla per un atto che essa o una terza persona ha commesso o è sospettata aver commesso, di intimorirla o di far pressione su di lei o di intimorire o di far pressione su una terza persona, o per qualsiasi altro motivo fondato su qualsiasi forma di discriminazione, qualora tale dolore o sofferenze siano inflitte da un agente della funzione pubblica o da ogni altra persona che agisca a titolo ufficiale, o su sua istigazione, o con il suo consenso espresso o tacito”.

 

l’UE ha rafforzato l’impegno assunto nei confronti del quadro strategico dell’UE sui diritti umani per continuare la propria vigorosa campagna contro la tortura e i trattamenti crudeli, inumani e degradanti.

 

Considerato che:

 

Da oltre 20 anni il Parlamento italiano lavora a proposte di Legge per l’introduzione del reato di tortura nella legislazione del nostro Paese. La prima proposta di Legge in questo senso risale al 1989. Durante la XIII Legislatura (1996-2001) vennero presentati alcuni progetti di Legge e così in quelle successive, tra il 2008 ed il 2013 ben dodici progetti su questo tema, senza però arrivare mai all’approvazione di tali proposte.

 

A seguito dei falliti tentavi perpetrati nelle scorse legislature, la presentazione di nuovi disegni di legge, in quella attuale, già a partire dal 2013, è stata certamente un segnale positivo. Ad oggi però in Italia non è stato ancora approvato un testo per l’introduzione del reato di tortura;

 

il divieto assoluto di tortura o altri trattamenti o pene crudeli, inumani o degradanti costituisce una norma internazionale fondamentale, prevista sia nelle convenzioni per i diritti umani delle Nazioni Unite che in quelle Europee ma la tortura persiste ancora in tutto mondo, compreso il nostro Paese;

 

l’eliminazione della tortura, del maltrattamento e del trattamento o della pena disumani e degradanti è parte integrante della politica dei diritti umani dell’UE, strettamente collegata ad altri ambiti e strumenti dell’azione dell’UE;

 

in Inghilterra, Francia, Austria, Belgio, Danimarca, Olanda, Polonia, Portogallo, Spagna, Svezia, Svizzera, Turchia il reato di tortura esiste e come tale viene punito; in Germania non vi è un legge ad hoc ma il divieto discende dall’adesione alle convenzioni internazionali, dalla Costituzione e da altre norme di legge.

 

Considerato altresì che:

 

l’introduzione del reato di tortura è la prima e minima forma di tutela che lo Stato deve assicurare ai cittadini, per impedire quella terribile violazione della dignità che passa attraverso l’umiliazione della persona stessa e lo strazio del suo corpo.

 

L’Italia non è immune a questo drammatico fenomeno, lo confermano i gravi casi di violazione dei diritti umani, noti alle cronache, come quelli di Federico Aldrovandi, Stefano Cucchi, Giuseppe Uva e i fatti legati al G8 di Genova.

 

L’Italia è stata condannata dalla Corte Europea dei Diritti Umani per i fatti accaduti a Genova nel 2001: in particolare, i giudici della Corte di Strasburgo hanno stabilito all’unanimità che lo Stato italiano ha violato l’articolo 3 della Convenzione sui diritti dell’uomo, richiamato in premessa (Sentenza del 7 aprile 2015 – Ricorso n. 6884/11 – Cestaro c. Italia); La sentenza afferma, inoltre, l’inadeguatezza delle leggi italiane.

 

E’ dunque essenziale che il reato di tortura venga introdotto nel codice penale italiano quanto prima e nel massimo rispetto degli standard internazionali, contribuendo così anche alla prevenzione della stessa e dei maltrattamenti;

 

E’ crescente l’interesse dell’opinione pubblica su questo tema, infatti in questi giorni Ilaria Cucchi, sorella di Stefano Cucchi, ha consegnato al Ministro Orlando ben oltre 223 mila firme, raccolte attraverso la piattaforma on-line di petizioni change.org, a sostegno della petizione che chiede l’introduzione del reato di tortura in Italia.

 

Impegna la Giunta

 

ad attivarsi nei confronti del Parlamento affinché venga ripresa la discussione delle Proposte di Legge per l’introduzione del reato di tortura, nel massimo rispetto delle Convenzioni internazionali, accelerando l’iter di approvazione di un unico testo.

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